“Va dove ti porta il cuore”

Guida Turistica e spirituale
Pietrelcina e Padre Pio

Donato Calabrese

Guida  Turistica Padre Pio da Pietrelcina  e Benevento

Storico di Padre Pio, guida turistico-spirituale di Pietrelcina e degli itinerari di Padre Pio, studioso della  spiritualità e della mistica della croce, Donato Calabrese apre dolcemente lo scrigno dei tesori e dei carismi di San Pio da Pietrelcina, rivelando i tesori di grazie e di soprannaturale che Dio ha riversato nel cuore del frate stigmatizzato.


CONTINUA IL NOSTRO MERAVIGLIOSO VIAGGIO NELLA VITA E NELLA SPIRITUALITA'  DI PADRE PIO DA PIETRELCINA. 

ANNO 1937 E PRECEDENTI: LA POTENTE INTERCESSIONE DI PADRE PIO PRESSO DIO

   Centinaia di lettere sono recapitate, ogni giorno, nel Convento di San Giovanni Rotondo. Provengono da tutto il mondo e contengono richieste di grazie e guarigioni, ma anche ringraziamenti per le grazie ricevute.

   Di fronte a questa marea di scritti, Padre Pio serba sempre un atteggiamento semplice e umile, affermando che è

la Madonna

a operare, e non Lui. Ma la gente sa che Dio opera miracoli strepitosi perché lui gli ha donato tutto sé stesso. Non si può spiegare in altro modo l’estrema efficacia dell’intercessione di Padre Pio. Il suo rapporto con il soprannaturale è intimo, umile, e discreto. Eppure, spesso la stampa deforma la sua immagine, presentandolo come il Frate stigmatizzato che concede le grazie e opera i miracoli. Così aveva interpretato la sua figura il giornalista Renato Trevisani, pubblicando, su Il Mattino di Napoli del 20-21 giugno 1919, un suo articolo con il titolo cubitale: L’uomo che fa i miracoli.

   Trevisani corredò il suo articolo con testimonianze di persone guarite e di spettatori oculari di tali guarigioni. Una delle guarigioni più eclatanti era quella di Pasquale Di Chiara, di 36 anni, cancelliere della pretura di San Giovanni Rotondo. Si sosteneva con due bastoni perché era zoppo da sette mesi. Rimasto a letto per tre mesi, dopo una rovinosa caduta si era rotto la gamba destra. La gamba però si era aggiustata male, non sosteneva più il peso del corpo, e per questo non era più riuscito a camminare. Un giorno, Padre Pio gli disse: “Getta il bastone”. Lui, però, era indeciso se obbedire o no, pur sapendo da chi veniva tale invito. Di fronte alla sua titubanza, Padre Pio gli si avvicinò e replicò: “E deciditi. Getta via quei bastoni!!!”. Di Chiara ascoltò finalmente, e, dopo aver lasciato i bastoni, avvertì subito un forte calore che dalle gambe si propagava per tutta la persona. Camminava. I pianti di gioia contagiarono tutti i fedeli che erano accorsi attorno al miracolato.

    Un altro graziato fu Pasquale Urbano di 62 anni, di Foggia. Dopo averlo confessato, Padre Pio gli ordinò: “Alzati e vattene!... Questi bastoni li devi gettare”. L’uomo si ritrovò guarito[1].

    Una delle guarigioni più straordinarie è stata sicuramente quella di Francesco Vicio di 75 anni. Piccolo e deforme, si muoveva carponi, con il mento quasi a terra. Un giorno Padre Pio gli disse: “Alzati e cammina!”. Si alzò e da allora camminò eretto.

   Ma non tutti sono guariti. Tra i suoi amici più cari ci sono anche quelli che non ricevono grazie, come Pietruccio il cieco. Nato a San Giovanni Rotondo il 28 giugno 1913, , all’età di dodici anni, Pietro Cugino diventò cieco.  La mamma avrebbe voluto metterlo in un collegio per fargli apprendere qualcosa che potesse servire nella vita; ma, quando espresse a Padre Pio la sua intenzione e la sua preoccupazione per il futuro del figlio, lui rispose deciso: “Lì si perderebbe. Deve restare qui. Finché ci sarà Padre Pio non gli mancherà nulla”.

   Divenuto terziario francescano ancora adolescente, Pietruccio si rendeva spesso utile alla comunità cappuccina, e tra le altre cose si recava ogni giorno all’ufficio postale per ritirare la posta in arrivo e consegnare quella in partenza. A mezzogiorno prendeva il pasto in convento ed a sera, se era brutto tempo, aveva la sua cameretta a disposizione per la notte. Spesso accompagnava Padre Pio, quando scendeva in chiesa o doveva risalire in Convento. Gli diceva il Padre: “Io ti do gli occhi e tu mi dai il braccio”. Ogni mattina Pietro era accanto all’altare dove il Santo celebrava

la Santa Messa.

Dei figli spirituali facevano osservare al Padre che, mentre otteneva dal Signore guarigioni per tanti che venivano da lontano, lasciava Pietruccio nella sua cecità.

   Nel

1932, in

un pomeriggio, Pietruccio, ancora molto giovane ma già privo della vista da sette anni, si recò al Convento, accompagnato dal Terziario francescano Michele Fini, per salutare Padre Pio, che a quei tempi era relegato nel Convento per i provvedimenti restrittivi delle supreme autorità. Pietruccio era l’unica persona alla quale era consentito salire su, nella clausura conventuale, per visitare Padre Pio.

   Vedendolo, il Padre gli disse: “ Beato te, Pietruccio, che non vedi il fango e il marciume di questo mondo. Hai meno occasioni di offendere il Signore!… Dimmi la verità, hai desiderato qualche volta di riavere la vista?”.

  “Non ci ho mai pensato”.

   “Se vuoi la guarigione – aggiunse il Padre - pregheremo

la Madonna

, che è tanto buona e potente sul cuore del Figlio suo Gesù”.

   “Padre, io sono nato con la vista. All’età di dodici anni, il Signore me l’ha tolta. Se il Signore mi ha tolto la vista ha avuto i suoi motivi. Ora perché pregare contro

la Volontà

di Dio? Perché richiedere ciò che prima mi ha dato e poi mi ha tolto?”.

   Padre Pio, che è stato sempre cosciente della forza della sua potente intercessione, replicò: “Vuoi o non vuoi la vista?”.

   “Padre – disse Pietruccio - il Signore sa quello che fa. Io voglio fare sempre

la Volontà

di Dio. Se il Signore dovesse restituirmi la vista e questa dovesse essere occasione di peccato, ci rinunzio”.
   Di fronte a questa risposta decisa e sapiente di Pietruccio, con l’animo pieno di gioia, Padre Pio lo abbracciò e lo benedisse.

   In un simpatico siparietto con un brigadiere dei carabinieri, Padre Pio dimostra di conoscere, in certi casi, il sesso dei nascituri. Entrato in sagrestia, infatti, il brigadiere gli dice: “Padre, mia moglie è incinta! Che nome daremo al bambino?”. “Chiamalo Pio”. “E se è una bambina?”. “Chiamalo Pio, ho detto!”. Naturalmente, dopo qualche mese nasce un maschietto, al quale viene dato il nome del Frate di Pietrelcina.

   Una donna di San Giovanni Rotondo ha il marito gravemente ammalato. Corre subito al convento, ma come arrivare fino a Padre Pio?

   Per vederlo in confessione, è necessario aspettare il turno, almeno tre giorni. Durante

la Messa

, la poveretta si agita, si dimena, passa da destra a sinistra e da sinistra a destra e confida, tutta piangente, il suo grave dolore alla Madonna delle Grazie, per intercessione del suo fedele servitore.       Durante le confessioni, stesse evoluzioni. Finalmente riesce a infilarsi nel famoso corridoio, dove si può intravedere Padre Pio. Appena la vede, le fa gli occhi severi: “Donna di poca fede, quando finirai di rompermi la testa e di ronzarmi nelle orecchie? Sono forse sordo? Me l’hai già detto cinque volte, a destra, a sinistra, davanti e di dietro. Ho compreso, ho compreso...”. Poi, con un sorriso le dice: “Va a casa che tutto va bene”. Senza indugi, torna a casa e trova il marito guarito[2].

  (Continua…)

  



[1] Cfr. Fernando Da Riese Pio X, Padre Pio da Pietrelcina, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, 1996, 331s.

[2] Cfr. Maria Winowska, Il vero volto di Padre Pio, San Paolo, 1988, 1996, 108.


   Il 23 maggio 1931 il Sant’Ufficio emana un nuovo decreto che reitera le condanne precedenti, aggiungendo altre limitazioni al ministero sacerdotale del Frate stigmatizzato: “A Padre Pio da Pietrelcina siano tolte tutte le facoltà ministeriali ad eccezione di quella di celebrare la Santa Messa, ma solo se celebrata entro il recinto del monastero, in una cappella appartata, in forma privata e senza partecipazione di fedeli”.

   Una mazzata del genere è capace di prostrare chiunque, tanto più un sacerdote che ha sublimato in tal modo il suo ministero sacerdotale da esprimere nitidamente, nella celebrazione eucaristica, il serafico ardore dell’anima che entra in comunione con il Cristo. Ogni volta che celebra e vive la Santa Messa, Padre Pio sa donare la più meravigliosa catechesi, l’immagine più sublime, il significato più vitale e fecondo del rito eucaristico. La Sua Messa aiuta a cogliere l’essenza della sua dimensione spirituale e mistica, il senso della sua missione sacerdotale, la missione riparatrice, l’estasi d’amore che finalmente appare sul suo volto di amato e amante. A padre Giovanni da Baggio, che gli chiederà, nel 1942, cosa fa l’anima quando vive nell’orazione mentale e nella contemplazione, Padre Pio risponderà: “Si scioglie, si perde nell’amore”. Ecco, la Messa che Padre Pio celebra ogni giorno è l’emblema stesso della sua purissima offerta d’amore a quel Dio che lo ha scelto, già da bambino, per la sequela del suo Figlio Crocifisso. “L’anima si scioglie, si perde nell’amore”. Questa frase esprime plasticamente ciò che è la Sua Messa. In fondo, tutta la sua vita è, e sarà, una lunga, santissima Santa Cena Eucaristica, nella quale si scioglie d’amore per quel Dio che offre amore ed esige amore.

   Ora che gli è stata tolta perfino la possibilità di offrire al popolo dei fedeli la più bella catechesi vivente del mistero eucaristico, racchiuso nel mistero stesso dell’amore di Dio per l’uomo, Padre Pio palesa una straordinaria linearità di comportamento. Limpido e mansueto è il suo atteggiamento di fronte ai durissimi e inesplicabili provvedimenti del Santo Ufficio. La sua risposta è una sola: “Sia fatta la volontà di Dio”. Accetta tutto con pazienza e rassegnazione, cosciente che nei Superiori si manifesti la volontà di Dio. È il destino dei santi e dei mistici che accolgono finanche il dolore, l’incomprensione e il rifiuto, come segno di totale abbandono e di amore verso il Figlio di Dio crocifisso, che con lo scandalo della croce ha conferito un senso a tutto il patire umano e perfino al male presente nel mondo. Ora è segregato e prigioniero di un convento che è muto testimone delle innumerevoli meraviglie avvenute in questi anni. Eppure abbassa la testa e tace; prega e ama; medita e contempla con il cuore sanguinante e lo sguardo fisso a Gesù crocifisso.

   Intanto una nuova tegola cade sulla provincia cappuccina di Foggia-Sant’Angelo. Con una lettera confidenziale al Superiore del Convento di San Giovanni Rotondo, e datata 25 maggio 1931, il Ministro generale dell’ordine dispone che la medesima comunità passi sotto la sua diretta giurisdizione. Quindi, qualsiasi questione relativa alla vita della fraternità cappuccina di San Giovanni Rotondo deve essere sottoposta direttamente al Ministro generale.

   Come Cristo umiliato, Padre Pio ha abbassato la testa e tace, nutrendo di silenzio e di amarezza la sua preghiera che evoca quella solitaria di Gesù nell’orto degli ulivi. 

   La mattina celebra la Messa che dura due ore. In certe feste particolari anche quattro ore. Dopo il ringraziamento si reca a pregare per un’altra ora in coro. Poi si trasferisce in biblioteca per dedicarsi alla lettura e allo studio. Tra le sue mani, in questi due anni di segregazione, passeranno la Sacra Scrittura, la Divina Commedia, la Storia universale della Chiesa Cattolica di Renato Francesco Rohrbracher e altri testi custoditi nella biblioteca conventuale.

   Privato della libertà di movimento e pur conducendo una vita da recluso Padre Pio si mostra sempre lo stesso: sereno e tranquillo, sopportando tutto pazientemente. Mangia poco e non cena mai, mentre la mattina non fa colazione, giovandosi soltanto di una tazzina di caffè. Di tanto in tanto sale a San Giovanni Rotondo padre Agostino da San Marco in Lamis: “Trovai il Padre molto abbattuto. Appena fummo insieme nella sua cella, si mise a piangere. Io mi commossi, ma potei frenare la mia commozione e lo lasciai piangere per alcuni minuti. Dopo parlammo. Il caro Padre mi disse che sentiva profondamente la prova inaspettata”. Uno dei pochi a poter avvicinare Padre Pio è Pietruccio, un non vedente. È a lui che si rivolge Cleonice Morcaldi per stabilire un contatto con il suo direttore spirituale: “Per confortarlo gli mandai tramite Pietruccio il cieco, che aveva il permesso di salire su una volta al giorno, un piccolo biglietto. Gli dicevo che noi eravamo rassegnate, e in pace portavamo la croce della sua privazione. Che un pensiero ci confortava: quello di saperlo più libero e più in compagnia di Gesù. Non me lo aspettavo! Mi rispose per iscritto: «Devi sapere che il Signore elegge il sacerdote per l’altare e il confessionale. Soffro non per me, ma per le anime. Ma sia fatta sempre la volontà di Dio. A Gesù dico: “Cosa ti renderò per questa prova di fuoco?”. Pregate sempre. Vi benedico con crescente affetto»”.

   Storico di Padre Pio e guida turistico-spirituale, Donato Calabrese vi accompagna nella contemplazione del supremo mistero della Santa Messa celebrata da Padre Pio. Un lunghissimo tempo di preghiera, di adorazione, di celebrazione, e di amore, che avvolge Padre Pio permettendogli di sentirsi totalmente immerso nell'amore di Dio rivelato in Gesù Crocifisso ed eucaristico. 

  Già nelle ore della notte, Padre Pio si prepara alla Santa Messa sostando in adorazione vicino al tabernacolo. Poi la sua inimitabile e sublime celebrazione eucaristica. Fra Modestino la descrive così: "La Messa di Padre Pio! Nessuna penna riuscirà mai a descriverla. Solo chi ha avuto il privilegio di viverla, può capire...".  Perfino un'attrice famosa di Holliwood, Louretta Young, ai giornalisti che le chiedevano, di ritorno dal suo viaggio in Europa, cosa l'avesse impressionata, risposte: "La Messa celebrata da Padre Pio a San Giovanni Rotondo.

   Dopo la Messa, Padre Pio sosta in sacrestia per un silenzioso ringraziamento adorante verso Gesù sacramentato ricevuto nel suo cuore. Il ringraziamento durava all'incirca 15-20 minuti.


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Guida Turistica di Benevento

  Nato e cresciuto nel cuore del centro storico di Benevento, Donato Calabrese ha sempre coltivato intensamente l’amore per la sua storia, la cultura, il patrimonio artistico e monumentale, le tradizioni della sua città, definendo Benevento come la città dai mille volti. Una città antichissima e misteriosa; affascinante e ricca di mistero, ammaliante e attraente. Una città capace di coinvolgere emotivamente il visitatore attento, invitandolo alla scoperta della bellezza umile e nascosta, arcana ed intrigante, serena e fiera del suo passato. 

  Guida patentata della Regione Campania, Donato Calabrese vi accompagna nella scoperta delle antiche vestigia sannitiche, delle grandiose opere d’arte della Benevento romana, delle bellissime costruzioni della capitale longobarda, della Benevento Pontificia che ha percorso il periodo più lungo, più di 800 anni, della sua lunga storia, nonché della Benevento italiana, con i suoi sviluppi a cavallo delle due guerre, le sue prospettive e le sue tradizioni, svelandovi l’arcano mistero delle streghe e del noce di Benevento, della conversione dei longobardi ad opera di san Barbato, del fascino nascosto nei vicoli del centro storico e, soprattutto, della ricchezza variegata della cucina Beneventana, tra cui emergono la zuppa di Cardone ed il celebre torrone.


 

 

Alza lo sguardo e vola con lo Spirito: va dove ti porta il cuore!



              

                                14/2/2020